Berlino: il museo di David Hasselhof esiste davvero

12 April 2016

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di Pseudonimo

Non avrei mai immaginato che un giorno io e David Hasselhof saremmo stati tanto vicini.
Erano gli anni ottanta quando seguivo assiduamente le peripezie inverosimili che affrontava con la sua macchina parlante, mentre nel mio cervello andava a costruirsi l’idea totalmente errata che egli fosse un figo.
Che ci volete fare: sono le strategie di marketing dei telefilm americani ad essere fatte apposta per ammaliare personalità immature.
Nella fattispecie, lo vedevo agire sul piccolo schermo:

– mentre indossava i giubbotti di pelle che avrei voluto indossare io;
– mentre flirtava con donne che stimolavano i miei primi appetiti sessuali;
– mentre guidava una macchina che avrei scambiato volentieri con l’Alfa Romeo 33 acquistata da mio padre per illudersi che la sua vita non faceva poi così schifo.

Visto che ero già stato educato con un corredo full-optional di valori sbagliati, non potevo di certo esimermi dall’ammirarlo a tutto spiano per queste stronzate da macho.
Ovvio: poi la serie tv si concluse malamente per via di un significativo calo di ascolti ed io, come facilmente capita in giovinezza, mi dimenticai di lui in un baleno.
A quel punto mi concentrai su altro: ad accumulare le esperienze negative della crescita e, soprattutto, ad assentarmi durante gli eventi di cronaca più importanti del secolo scorso per giocare a pallone.

Ecco perché trent’anni dopo mi fece strano acquistare un vinile dello stesso Hasselhof a 6 euro presso il mercatino domenicale di Arkonaplatz, quando un attimo prima avevo pagato 3 euro in meno per Rapsodie in blue di George Gershwin: non sapevo alcune cose.
Non avevo idea, per esempio, del ruolo chiave interpretato dal tamarro attore e musicista americano durante la caduta del muro.

Direttamente dal mio archivio antimusicale

Direttamente dal mio archivio antimusicale

La sua canzone Looking for Freedom pare sia stata la vera colonna sonora della riunificazione, cantata a squarciagola da milioni di tedeschi del 1989 affamati di libertà – per l’appunto – e di accordi orribili, a quanto pare.

Ma lasciando da parte i giudizi personali il dato di fatto è uno: David Hasselhof a Berlino è un mito.
A tal punto che, oltre al Museo del Currywurst, in questa città è possibile trovare anche qualcosa di peggio: un’esposizione permanente di memorabilia appartenuti alla star sopravvalutata di cui sopra.

Esiste davvero e si trova nel seminterrato del Circus Hostel, in pieno Mitte, Rosenthaler Platz.
Per guardarla meglio conviene prenotare una stanza o un posto letto in dormitorio e poi capitarci lì per sbaglio, anche perché andarci volontariamente forse è chiedere un po’ troppo al proprio libero arbitrio.

In ogni caso, decidete voi: a quanto pare è infatti accessibile anche ai visitatori esterni.
Dicono che sia gratuito, ma a mio modo di vedere c’è un prezzo da pagare: la perdita dell’innocenza.

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