A Berlino l’anima curda della Germania alza la voce contro l’ISIS

3 November 2014

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di Alessandro Brogani

Sabato si è tenuta la giornata mondiale di solidarietà con il popolo curdo, in particolare quello di Rojava, ovvero la Regione autonoma curda sfuggita al controllo siriano (qui l’evento Facebook).

A Berlino, 1.500 persone, secondo la Berliner Zeitung, e più di 10.000, secondo gli organizzatori, si sono riuniti in Adenauerplatz per dar vita ad un corteo che si è snodato lungo la Kurfürstendamm, fino a raggiungere la Breitscheidplatz, sotto l’appena restaurata Gedächtniskirche.

Al grido di Solidarität mit Rojava und Kobane (la città simbolo della resistenza curda nei confronti dei miliziani dell’Isis, l’esercito jihadista comandato da Abu Bakr al-Baghdadi, famoso imam la cui origine è incerta, e che vuole stabilire un califfato nei territori da lui conquistati) il corteo ha visto centinaia di comuni cittadini e turisti unirsi man mano nella marcia, con il desiderio di manifestare in questo modo la vicinanza con un popolo, quello curdo per l’appunto, che vive un vero e proprio dramma all’interno di una situazione di per sé già non particolarmente facile, nei territori dove ha trovato la propria patria. Il Kurdistan è infatti una regione divisa fra gli attuali stati di Turchia (nord-ovest), Iran (sud-est), Iraq (sud) e, in minor misura, Siria (sud-ovest) e Armenia (nord).

La situazione militare nella zona a nord della Siria, ai confini con la Turchia, vede la forte resistenza dei guerriglieri e delle guerrigliere del YPG (Yekîneyên Parastina Gel in curdo, ovvero le Unità di difesa del Popolo) ed in particolare quella messa in atto dal comandante Mayssa Abdo, una quarantenne che, da quelle parti, si è ritagliata l’epiteto di eroina.

Fra coloro che manifestano, mi colpisce per l’entusiasmo con cui partecipa Müzehher Se., una giovane 26enne, scopro, scappata proprio da quelle regioni con i suoi genitori ed il fratellino più piccolo quando aveva appena 4 anni. Dopo aver vissuto per un lungo periodo ad Amburgo prima, e Kiel poi, quattro anni fa ha deciso di trasferirsi a Berlino per opportunità lavorative.

Lunghe ciglia che mettono in evidenza dei begli occhi scuri, Müzehher sembra proprio una di quelle eroine che stanno combattendo per la sopravvivenza del suo popolo in Siria. Al pari delle sue coetanee che hanno deciso d’imbracciare il fucile, ha un carattere molto forte e determinato, nonostante la giovane età.

Le chiedo: sei al corrente del fatto che mentre si svolgono manifestazioni come questa, in Germania si fa sempre più preoccupante il fenomeno del presunto proselitismo di combattenti musulmani a favore dell’Isis?
Ovvio che lo sono. È un fatto culturale e d’integrazione.

In che senso, scusa?
Certo, anche questo rientra in un discorso di cultura. Queste persone, questi giovani sono fortemente invogliati ad unirsi a questa pazzia da un senso d’appartenenza religioso che fa loro da collante sociale al grido di Jihād (combattere, letteralmente sforzarsi). Non devono neanche saper parlare arabo; sentono un’appartenenza che evidentemente non sono riusciti a trovare nella società tedesca.

Ti sento informata sull’argomento. Da quale parte della Germania provengono prevalentemente?
Per lo più dalla Renania settentrionale-Vestfalia. Dalla zona di Düsseldorf, ma anche da Bonn, Colonia e Amburgo. Queste sono forse le zone dove è più radicato il fenomeno salafita (la religione del gruppo dell’Isis), ma in fin dei conti è un po’ ovunque. A Berlino è risaputo che ve ne sono molti che partono dalla moschea di Al-nur, a Neukölln.

Pensi che il Governo tedesco si stia sufficientemente preoccupando di questo problema?
Fino a poco tempo fa temo di no. Per una politica di prudenza che contraddistingue la Germania, prima di intervenire in situazioni potenzialmente difficili, credo che il fenomeno fosse sottostimato. Ora però mi sembra che si stiano accorgendo di molti individui che, dopo essere partiti per la Siria, tornano qui per fare nuovi proseliti con maggiore esperienza di quando sono partiti. È un fenomeno in espansione e potenzialmente molto pericoloso, per la Germania stessa. Il pericolo, ovunque, potrebbe essere anche quello di attentati.

Ti senti quindi poco sicura?
No, assolutamente no. Altrimenti non sarei qui a manifestare.

Come vedi il tuo futuro? Qui in Germania o altrove?
Sicuramente qui in Germania. Sono tedesca nella mente, ma con un’anima curda. Amo questo Paese e per questa ragione ritengo importante partecipare a manifestazioni come quella odierna, per contribuire a formare nella gente, che a volte sembra indifferente soltanto per poca informazione e consapevolezza, una coscienza civile su questi argomenti.

Saluto Müzi, come lei ama farsi chiamare dagli amici, e mi metto a guardare il corteo da sopra un muretto: la gente è notevolmente aumentata, non si vede la fine delle teste lungo la Ku’damm. La giovane curda ha ragione, mi dico. Smuovendo le coscienze la gente partecipa, almeno qui a Berlino. Chissà come sarà andata nelle altre parti del mondo.

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