Berlino è femmina: Sciopero globale, un giorno di lotta per riappropriarsi dell’8 marzo

7 March 2017

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di Valentina Risaliti

Da quel lontano 8 marzo 1917, in cui le donne di San Pietroburgo marciarono per rivendicare la fine della guerra, sono passati esattamente cent’anni. Eppure oggi lo sciopero globale indetto per la Giornata Internazionale della Donna, non solo lascia presagire una nuova stagione di fermento politico e sociale, ma contribuisce a risvegliare il senso originario di una festa che, purtroppo, si stava gradualmente perdendo.
Non si tratterà, dunque, dell’ennesima ricorrenza celebrativa, atta più che altro allo scambio di cioccolatini e mazzetti di mimose, ma piuttosto di un’occasione per rivendicare molti dei diritti fondamentali di ogni donna, primi fra tutti quelli sul proprio corpo e all’autodeterminazione.
Una rivendicazione che si prefigge di esprimersi, nello specifico, attraverso una privazione: “Sarà uno sciopero in cui riaffermare la nostra forza a partire dalla nostra sottrazione: una giornata senza di noi. L’8 marzo ci asterremo da ogni attività produttiva e riproduttiva” si legge sul sito dell’associazione Non Una Di Meno, che ha promosso l’iniziativa in Italia.

Lo sciopero globale, cui aderiscono collettivi e associazioni femministe di tutto il mondo (le fonti parlano ormai di 40 paesi, ndr), è il frutto di un lungo percorso avviato lo scorso ottobre in Argentina, dove le donne hanno protestato duramente in seguito all’ennesimo femminicidio, quello della sedicenne Lucia Perez, torturata, stuprata e impalata da tre uomini. Poi è stato il turno della Polonia, dove in molti sono scesi in piazza contro la legge che vietava in maniera assoluta l’aborto (e che poi non è stata approvata). Da allora, l’onda si è propagata un po’ ovunque, raggiungendo picchi soprattutto in Italia, quando il 26 novembre, a Roma, migliaia di persone si sono riversate in strada per protestare contro la violenza di genere, e in occasione della recentissima Women’s March, tenutasi il 21 gennaio, che ha salutato la partecipazione di cortei in tutto il mondo, anche qui a Berlino.

Ovviamente, la capitale tedesca scenderà in piazza anche questa volta, con il corteo del Frauen*Kampftag, alle 17.00 in Hermannplatz. L’incontro ufficiale tra i sostenitori dello sciopero è però previsto a fine corteo, in Oranienplatz, alle 18.00.
L’8 marzo si conferma così come l’ultima di una lunga serie di iniziative da ascrivere nell’agenda di quello che sembrerebbe essere un più ampio movimento femminista, globale e inclusivo. Un movimento che, nonostante un’apparente mancanza di omogeneità (e nonostante le numerose critiche), continua a non perdere occasione di manifestarsi, opponendosi non soltanto alla violenza maschile, ma anche alla precarizzazione del lavoro, alla disuguaglianza di reddito (il famoso gender wage gap), all’omofobia, alla transfobia e alle politiche migratorie xenofobe, ribadendo il sacrosanto diritto di ognuno alla diversità. Un femminismo, insomma, al 99 per cento, che parte dal presupposto che la violenza contro le donne abbia molte facce, tutte da combattere con uguale impegno.

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VALENTINA RISALITI è una editor, video-producer e occasionale film-maker, con la passione per il documentario d’autore, i libri (tutti) e le teorie del complotto.
Nomade per vocazione, negli ultimi anni ha vissuto in diversi Paesi, lavorando come redattrice di viaggi, TV reporter e produttrice audiovisiva, e diventando così una vera poliglotta. Da piccola, però, voleva fare il pirata. Degna discendente di una famiglia di amazzoni, è da sempre legata ai temi del femminismo, della difesa dei diritti delle donne e al rispetto
dell’ambiente. Idealista incallita, viene spesso tacciata da amici e parenti di essere insopportabilmente critica. Ha studiato filosofia e giornalismo e ama riconoscersi nelle parole delle grandi donne del
 assato. Oggi vive a Berlino, dove tra un libro di Patti Smith e uno di Simone de Beauvoir, sta ancora decidendo cosa vuole fare da grande.

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