La Berlino di Conrad-Bercah: città romantica senza centro e periferia

15 July 2015

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di Mirea Cartabbia

Dörfer-Großstadt, viva la metropoli dei villaggi ottusi! è il titolo del nuovo libro di Paolo Conrad-Bercah, architetto milanese che abbiamo già avuto il piacere di intervistare.

Il libro si pone in opposizione netta alla retorica urbana del pensiero dominante che vorrebbe sviluppare ovunque il modello della smart city, la città intelligente, basato fondamentalmente sul concetto di efficienza perpetrato attraverso lo sviluppo di infrastrutture tradizionali e moderne, come i mezzi di trasporto, ad esempio sviluppando le nuove vie di comunicazione tecnologiche. Il modello presuppone però il fatto che la city sia abitata da persone intelligenti, che facciano un uso sapiente delle risorse naturali e partecipino alla vita sociale e comunitaria.

Per Conrad la retorica della smart city è ormai merce intellettualmente avariata, perché non si può rendere smart ciò che per inerzia naturale e strutturale è dumb, stupido. L’incapacità di rendere intelligente una città è additata dall’autore anche in conseguenza alla perdita, nella società contemporanea, della capacità di pensare. In altre parole, gli uomini che non sanno restare da soli con se stessi, non sanno nemmeno distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è e conseguentemente, non possono costruire e vivere in una città smart.

La questione dei “fatti urbani” è di centrale importanza per la nostra epoca, che si caratterizza come il momento storico più popoloso della storia dell’umanità. Già nel 1963 il town-planner ed architetto Constantinos Doxiadis, insieme ad un gruppo di illustri colleghi, aveva richiamato l’attenzione sul fenomeno dell’urbanizzazione e l’aveva definito come “il problema più pressante dell’umanità”, secondo solo alla guerra nucleare. La centralità dell’argomento è messa in evidenza anche a seguito dell’interesse che il tema ha cominciato a suscitare al di fuori dell’ambiente più specifico, ad esempio in ambito filosofico. Tra i molti, basti ricordare il filosofo francese Paul Ricoeur, che ha tenuto diversi interventi, poi raccolti nel libro Leggere la città. Quattro testi di Paul Ricoeur, sul tema sopra citato.

Berlin photo

© Photo by ptdh

Il termine Dörfer-Großstadt è una parola tedesca coniata dall’autore, che letteralmente significa “metropoli di villaggi”. Apparentemente sembrerebbe una contraddizione in termini, ma l’intento di Conrad-Bercah è quello di mettere in evidenza due aspetti che sono entrambi tipici dei fatti urbani contemporanei: l’instabilità e la tensione dei fatti urbani stessi e la necessità di riferirsi sia ad una micro che ad una macro scala al fine di poterli comprendere.

Il libro ritiene che per comprendere l’evoluzione dei fatti urbani bisogna non solo riconoscerne l’importanza che essi hanno rivestito nell’ultimo periodo della storia umana, ma anche interagire con dei modelli pratici, che mettano in pratica delle operazioni radicali ed importanti, come l’urban hacking, il multiscaling, il recycling e la demolizione. Quest’ultimo punto è ritenuto particolarmente importante considerando che le nostre città sono piene di edifici abbandonati e fatiscenti, paragonati a metastasi, che oltre ad occupare spazio che potrebbe altrimenti essere impiegato, scaricano sulla collettività la responsabilità di dover affrontare costi altissimi per poterli mantenere.

 La scelta di intitolare il libro utilizzando un termine in lingua tedesca,  Dörfer-Großstadt appunto, non è casuale: da un lato le ragioni sono linguistico-semantiche e dall’altro sono geo-politiche e culturali.

Per quanto riguarda le ragioni linguistiche, il tedesco ha il grande pregio di permettere la costruzione pressoché infinita di nuove parole composte per esprimere concetti inediti. A differenza di quello che potrebbero pensare alcuni, non si tratta solo di un esercizio vuoto o fine a se stesso, ma questa potenzialità può portare ad un’apertura verso nuovi modi e nuove strutture di pensiero.

A riguardo invece delle ragioni geo-politiche e culturali, il libro trae molte delle sue conclusioni basandosi sulle esperienze derivate dal contatto con la cultura e la civilzzazione tedesca, oltre che per l’importanza centrale rivestita da Berlino nel testo.

Operando un confronto più geo-politico che culturale tra Beirut e Berlino, Conrand-Bercah enuncia una serie di manifesti operativi che hanno come obiettivo quello di stabile un nuovo contratto tra Natur e Kultur, cioè tra il naturale e l’artificiale, due aspetti considerati come opposti se non addirittura contrastanti dalla tradizione occidentale.

Nel modello proposto dall’autore, la metropoli di villaggi è già esistente nella capitale tedesca, una metropoli formata da diverse isole urbane limitate sia da un punto di vista umano, ognuna abitata da 250.000 persone circa, sia da un punto di vista geometrico. La Berlino contemporanea vive il risultato post-facto dell’urbanesimo romantico che si è depositato casualmente a Berlino nel corso del XX secolo e che aveva come precedente la Venezia pre-Rinascimentale.

Berlino, città a misura d’uomo, senza centro, senza periferia e priva della retorica capitalista, suggerisce che i fatti urbani si possono disporre a grandi arcipelaghi di isole e creare una città funzionale, a dispetto della logica dominante.

Il libro è acquistabile come ebook online dal sito dello studio di architettura milanese C-B-A, del quale tra l’altro Conrad-Bercah è titolare.

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