Berlino, capitale del lavoro creativo e precario

12 July 2012

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Berlino è sempre stata il buco nero della Germania, una città economicamente debole e per questo, oggetto delle critiche dei Länder più ricchi. Il suo tasso di disoccupazione era (ed è) tra i più alti del paese e ha goduto della fama di città incolta, sporca e in recessione. Oggi però qualcosa sta cambiando: Berlino è diventata la nuova boomtown d’Europa.

Una nuova dinamica si è affermata, “l’economia creativa” la sta rendendo uno dei luoghi più attraenti per i giovani di tutto il mondo. L’economia cresce, si creano nuovi posti di lavoro e la città attrae sempre di più il pubblico internazionale. Non più quindi soltanto città di divertimento, party e studio, Berlino è oggi una delle città più elettrizzanti, che cammina al paio con metropoli come Barcellona, New York e Buenos Aires.

Un recente sondaggio della società tedesca Forsa ha messo in luce che più del 60 per cento dei minori di 30 anni considera le condizioni economiche di Berlino migliori che nel resto della Germania. Ogni anno molte piccole e medie imprese aprono i battenti. Sono aziende che offrono servizi, soprattutto su internet: software, design, comunicazione e nuovi media. Ad oggi questo ramo dell’economia genera l’80 per cento del Pil della città e solo il 15 per cento riguarda la produzione di merci.
Sono le imprese start-up, a costituire la nuova linfa di cui vive la città. Basti pensare che dal 2009 il volume di capitale affluito nella regione per questo nuovo tipo di aziende è più che raddoppiato, raggiungendo lo scorso anno i 116,8 milioni e superando così il ben più ricco stato della Baviera (114,9 milioni).
Imprese come Zalando e Amen sono nate nei quartieri della Berlino socialista. Altre come SoundCloud hanno deciso di trasferire la loro sede all’ombra della Fernsehturm (ma anche la sede legale di Amen è in centro, non lontano da quella di SoundCloud). Oggi la capitale tedesca è il nuovo laboratorio per il mondo delle start-up (circa 1350 sono state create dal 2008 solo nella regione Berlino-Brandeburgo) e sta attirando gli investitori di tutto il mondo. Dopo aver sottratto lo scettro a Londra, ora è Berlino “la nuova risposta europea alla Silicon Valley”.
C’è tuttavia un altro sondaggio, condotto da Mikrozensus nel 2012, che è interessante a riguardo. Secondo questi dati, infatti, a Berlino solo il 30 per cento delle persone tra i 35 e i 40 anni ha un lavoro a tempo pieno e nelle fasce inferiori i valori sono ancora più bassi. Questi numeri, secondo gli esperti, riflettono un trend importante: nuove forme occupazionali stanno prendendo il posto di quelle vecchie e con esse sta cambiando la società nel suo complesso.

A Berlino il futuro del mercato del lavoro è già realtà. Solo poche persone qui hanno ciò che per molto tempo è stato normale: un contratto a tempo indeterminato, con uno stipendio che basta per vivere. Secondo Mikrozensus infatti, circa il 20 per cento dei berlinesi vive di sussidi statali e un altro 20 per cento grazie all’aiuto della famiglia. La normalità è diventata quella dei contratti atipici: part-time, contratti a progetto, mini-jobs.
Il nuovo mercato del lavoro che sta crescendo nella capitale tedesca risponde alla richiesta di flessibilità del mercato. Il lavoro è diventato qualcosa che con sempre più facilità si può comprare, vendere, scambiare, affittare, come un qualsiasi bene di proprietà.
Se il mondo del lavoro è diventato più flessibile, è però la società a essere rimasta rigida. In Germania, infatti, più che in ogni altro paese, il sistema di assicurazione sociale è strettamente legato al tipo di contratto. Per i nuovi animatori della scena creativa la città è diventata un ambiente in cui è difficile sopravvivere.  Avere accesso ai servizi sociali diventa sempre più caro anche per quei lavoratori con una qualificazione alta, la cosiddetta “classe creativa”. Il boom della città non è quindi a favore neanche di coloro che lo generano.
La politica non ha risposte a riguardo. Da un lato predica lo sviluppo di una società dell’occupazione a tempo pieno, che però diventa sempre più un’eccezione. Dall’altro loda la libertà acquisita con il nuovo mercato del lavoro .

Berlino è quindi oggi l’apripista per la società del futuro, un laboratorio per pensare come costruire una nuova società a misura di uomo. Qual è oggi il lavoro adeguato alle nuove condizioni di vita? E come si può con questo evitare che il sistema sociale dello stato si sfaldi? Bisogna trovare delle risposte.

di Amedeo Goria
pubblicato originariamente su: Thepostinternazionale.it

 

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