Unconventional Berlin Diary: Porno-Humboldt

23 October 2015

Share Button

Ho rischiato di rompermi la testa alla Humboldt dopo una conferenza sul porno femminista.

Mentre intervistavo Jiz Lee, pornostar genderqueer famosa per la sua capacità di eccellere nella pratica dell’eiaculazione femminile, sono riuscita a cadere all’indietro da un gradino, una cosa che neanche i miglior Laurel ed Hardy. “Potevi morire!” mi ha detto ridendo la bellissima creatura, che non si identifica con nessuno dei due generi e chiede che si parli di lei solo usando il pronome “loro”. Sarebbe stata una morte assurda ma in fondo neanche male, di sicuro riesco a immaginarne di peggiori. Forse un po’ imbarazzante da spiegare, per i miei, una cosa del tipo “sai zia Ida? Lucia stava intervistando la regina dello squirt quando nel bel mezzo di una domanda è scivolata ed è caduta all’indietro. Era tanto cara…”. Ad aumentare il senso di irrealtà c’è il fatto che il tutto sia successo alla presenza di Buck Angel, l’uomo con la vagina più famoso del porno. È davvero attraente e praticamente assediato da uomini, donne e transessuali che cercano di portarselo a letto… credo che persino le lesbiche separatiste del Buon Pastore di Roma potrebbero subirne il fascino, magari dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo alla lesbotombola di fine anno. Dopo aver chiacchierato anche con lui, che fortunatamente per chi lo intervista non vuole essere definito con pronomi neutri perché molto fiero della sua virilità, sono stata scambiata anch’io per una pornostar da una tipa dello Schwules Museum, che mi ha chiesto a bruciapelo “ti pago in contanti oppure in altro modo?”.

“È stato un momento bellissimo, mi sono quasi emozionata.

by PIUOMENOLAB

by PIUOMENOLAB

Mi sono quindi diretta al banchetto del merchandising. Era pieno di vagine di spugna, dvd, poster, maglie femministe e mutande e in un impeto di giovialità improvvisa ho chiesto al tipo che se ne occupava come si sentisse un ragazzo come lui in mezzo a tutte quelle vagine. “In verità ne ho una anche io”, mi ha risposto. Lieta di aver sbrigato la pratica della mia figura barbina giornaliera mi sono messa a chiacchierare con il mio nuovo amico Lars, che produce biancheria intima in Turchia, ha un’etichetta punk e scrive su una fanzine underground. L’ho conosciuto al “PorYes Awards“, dove ho ingaggiato con lui una discussione sulla questione curda nel foyer del cinema subito dopo aver assistito alla proiezione di una serie di video porno e averlo visto rompere per sbaglio due bicchieri di vino.

Oltre a Lars ho notato anche un’altra ragazza conosciuta nella stessa circostanza. Recita in film hard amatoriali, è fisicamente e verbalmente troppo espansiva e ha la brutta abitudine di indossare fuseaux a fiori. L’ho di fatto evitata perché ho temuto che se avessimo iniziato a parlare mi si sarebbe attaccata alla caviglia, però non mi sarebbe dispiaciuto confrontarmi con qualche addetto ai lavori sul tema della rassegna.

Sono molto interessata all’argomento, perché del porno fruisco come tutti (solo che non tutti lo ammettono) e l’idea di una proposta femminista atta a sovvertire gli schemi classici dell’industria tradizionale non poteva che stimolare la mia curiosità. ‘Hegelianamente’ colloco il mio giudizio finale in quella che possiamo definire la terra del giusto mezzo “sintetico”. Condivisibile la riflessione sul fatto che il porno mainstream sia popolato di donne sottomesse o ridicole dominatrici in latex e l’intera azione sia concepita in vista del momento “topico” dell’eiaculazione maschile. Vero anche il fatto che gli attori siano tutti mediamente belli e che corpi abbondanti, non esattamente attraenti o menomati vengano relegati nelle categorie “freak” o “fetish”.

Già che c’erano, però, alcune delle registe premiate avrebbero potuto, in base alla stessa logica eversiva, risparmiarci le scene in cui le attrici si fanno prendere a colpi di pene sul viso (non ho mai conosciuto qualcuno a cui piaccia) o si sistemano i capelli, compulsione di cui sembra essere vittima ogni donna che faccia sesso davanti a una camera.

I miei film preferiti in assoluto sono stati quelli di e con Buck Angel, mentre mi hanno lasciata decisamente fredda quelli ai limiti della performance “artistica”. Quando  produci pornografia devi eccitare la gente, non girare “Cremaster. E qualcuno dovrebbe chiarire in via definitiva che i giochini con gli aghi ipodermici e le inquadrature strette su occhi sofferenti, stile film di Dreyer, sono una cosa già vista e anche abbastanza inutile.

Insomma, anche in un contesto culturalmente qualificato non si dovrebbe mai dimenticare che, per quanto armati delle migliori intenzioni, restiamo pur sempre dei luridi porci.

Se un porno è pretenzioso, la libido muore.

♠Colonna sonora: “Porno quando non sei intorno”– Afterhours♠

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=lLjZWvhvT4E]

Lucia Conti

lucoLucia Conti ha collaborato con diverse webzines, curando rubriche di arte, cinema, musica, letteratura e interviste. Per “Il Mitte” ha già intervistato, tra gli altri, due sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau e Buchenwald e ha curato un approfondimento sull’era della DDR, raccogliendo testimonianze di scrittori, giornalisti, operatori radiofonici e musicisti. Ama visitaremostre e chiese in tutta Europa, con una particolare predilezione per Bruegel, Van Gogh e Caravaggio e per l’architettura gotica. Tra i registi apprezza in modo particolare Bergman, Wiene, Kitano, Fellini e Lars von Trier e adora l’ultimo Polanski. Per quanto riguarda la letteratura ha una vera ossessione per Kafka e in particolare per “La metamorfosi”, che ama rileggere a cadenza regolare e che produce su di lei uno stranissimo effetto calmante. Privatamente scrive cose che poi distrugge. Con il nome d’arte di Lucia Rehab è frontwoman della band Betty Poison, di cui a volte ha documentato i tour negli USA, in Europa e in Giappone. Attualmente vive e resiste a Berlino.

Share Button