Bandabardó a Berlino: recensione del concerto

29 November 2016

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di Alessia Del Vigo

Un buon musicista si riconosce dal momento in cui regala al pubblico il suo pezzo più famoso. Egli conosce, per quanto ogni serata abbia una storia diversa, il suo pubblico e sa individuare il minuto esatto in cui lanciare le prime note del brano che tutti aspettano, che tutti conoscono. La Bandabardò lo sa e riesce a non superare mai quel confine sottile, che fa sfociare un’attesa ponderata in un’attesa troppo lunga.
È un freddo martedì sera di novembre, un po’ piove e un po’ no e il tratto di Warschauer Straße che conduce a Revaler Straße sembra sospeso nella sua classica atmosfera, a metà tra essere e non essere: gli spacciatori di fumo vicino alla prima cabina di foto automatiche, qualche turista annoiato in attesa del suo currywurst, la gente che torna a casa in bici, il lento scorrere e sibilare dei tram. È ancora presto e fa freddo, c’è sempre il rischio di perdersi in questo piccolo grande paese dei balocchi costellato di locali e discoteche, finchè la freccia luminosa del Cassiopeia non fa capolino dal suo vicoletto umido.

Stasera la Bandabardò suona a Berlino, all’ingresso tutti aspettano tranquilli, finché una voce dal forte accento toscano non rompe il silenzio e specifica che si comincia in leggero ritardo, prima il gruppo spalla e poi la Bandabardò. Alcuni membri della band sono ancora fuori dal locale e scambiano battute amichevoli, raccontano di aver suonato già parecchie volte, nella capitale tedesca. Pian piano si comincia a entrare, la sala è vuota, i tecnici sistemano le ultime cose, si aspetta sulle note di una tenue discomusic il turno del gruppo spalla, che apre il concerto. Il duo austriaco “Perin & Barbarossa” presenta un set che mescola fisarmonica, chitarra e tanta complicitá tra i due giovani e talentuosi musicisti. Il pubblico apprezza, loro superano un piccolo imprevisto tecnico con destrezza e simpatia e lasciano la scena alla Bandabardò.
La “banda” entra passando in mezzo al pubblico in un carnevale di barbe e inizia a cantare con grande entusiasmo. Si notano subito i fan veri, quelli che conoscono tutti i testi a memoria, ma l’atmosfera giocosa regala dignità anche a chi, come me, conosce bene solo un paio delle loro canzoni. I brani si susseguono uno dopo l’altro e si percepisce una certa impazienza, tutti si stanno probabilmente chiedendo quando ariverà “Manifesto” e magari qualcuno teme addirittura che non venga eseguita. A un tratto parte il celebre incipit: “Oggi non lavoro, oggi non mi vesto. Resto nudo e manifesto“. La sala del Cassiopeia è davvero troppo piccola per contenere l’energia del pubblico, una parte del quale, forse, proprio come me, ha visto per la prima volta la formazione fiorentina più di dieci anni fa. Ricordo che mi sembravano già vecchi allora, ma sono ancora perfettamente in grado di reggere i ritmi di una performance live e di leggere in un tedesco sorprendentemente comprensibile il benvenuto e i saluti per il pubblico. Merito del carisma di Enrico “Erriquez” Greppi, cantante e leader della band.
Uscire dal locale sembra impossibile subito dopo il concerto, ma superato il fiume umano che intasa l’ingresso e il guardaroba alla fine ci si fa strada, tra le pozzanghere che riflettono le luci della Revalerstraße e i treni gialli della Metro U1 pronti a scomparire tra gli altri, questa volta con più farfalle e meno stress.

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