Anche quando te ne vai, Berlino resta con te

23 February 2017

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di Federica Di Libero

“L’altro Natale stavo giù in cantina. Piangevo sui cartoni del trasloco”. Queste le parole della canzone di J-Ax, uscita a gennaio dello scorso anno. Questa era un po’ la situazione del mio ritorno in Italia nello stesso periodo. “Che quando hai visto il mondo dalla cima, dopo. Sei intrappolato al top come un topo”.
Avevo deciso di rientrare da Berlino proprio per la vigilia di Natale, perché, secondo me, ogni tappa importante deve avere una data importante.
Non ce l’avevo fatta, alla fine Berlino è fatta di gente che ce la fa e gente che non ce la fa. Diciamo che di solito abbiamo questo stramaledetto vizio di giudicarci in questa maniera: o ce la fai, o non ce la fai.
Come se avessi fallito una missione, ho radunato le cose che mi sembravano più importanti e regalato il resto; erano cose materiali, e per di più di una missione fallita, quindi di nessun valore.

Una volta arrivata non facevo altro che incontrare persone che continuavano a dirmi: “Vedi, tanto tutti tornano, prima o poi!” oppure “Eh sì, ma dove volevi andare, è inutile che continui a scappare dalle tue paure!”. Ed io pensavo che l’unica paura dalla quale scappavo era quella di diventare pessimista e rassegnata.
Ora posso dire che 3 è la misura perfetta. Come gli anni che ho passato a Berlino.
Il primo anno cerchi di capire come funzionano le cose.
Il secondo anno sperimenti.
Il terzo cerchi di mettere in atto tutto il meglio di quello che hai imparato.
Allora, dopo, puoi scegliere cosa fare. Puoi iniziare un altro ciclo di 3 anni in altre direzioni e crescere ogni giorno, imparando sempre qualcosa di nuovo, oppure fermarti e perfezionare quello che hai costruito fino a quel momento. Intanto però non cancellare mai i bei ricordi di tutto quello che hai vissuto, e non dimenticare gli amici e la grande famiglia che hai lasciato.

Segna sempre nella tua “to do list” di tornare in quel luna park per grandi che è quella pazza Berlino, perché poi non è così difficile: in un’ora e mezza di aereo sei arrivato. Metti in conto di tornare al Tempelhof per farti una pattinata, di passare una nottata pazza al Club der Visionaire, di bere un espresso in una caffetteria italiana per sentire i discorsi degli altri italiani all’estero, di passare una domenica al Mauerpark.
Ed ora, dalla vetrina del mio negozio, guardo fuori e vedo quanto è bella l’Italia, con le sue contraddizioni ed i suoi paesaggi romantici, ma ringrazio Berlino, perché se non l’avessi vissuta così, non avrei mai apprezzato fino in fondo l’inestimabile valore della mia terra.

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