Aeham Ahmad, il pianista di Yarmouk: in fuga dall’Isis, usa la musica per celebrare la vita

16 July 2016

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di Lucia Conti

Aeham Ahmad è un giovane musicista palestinese che viene dalla Siria. Nato nel 1988, ha iniziato a suonare a cinque anni e ha ricevuto notorietà internazionale nel 2014/2015, quando ha cominciato a esibirsi nel campo di Yarmouk, alle porte di Damasco. Nonostante le bombe, il disagio e la desolazione, caricando il piano sul carretto dello zio fruttivendolo, il ragazzo ha continuato a suonare, esprimendo il suo amore per la musica in un contesto agghiacciante, dove ci si cibava di cani, gatti e topi e si moriva di stenti e di mancanza di medicine. Ma qualcosa di ancora più terribile stava per arrivare.
Dopo un fase di relativa neutralitá, il campo è infatti finito sotto il controllo di Isis, quaedisti e altri ribelli piú o meno radicali ed é diventato una sorta di ponte verso Damasco. Molti civili sono scappati, sono rimasti vecchi, bambini e malati, indeboliti dalla fame e dalla debilitazione. Erano loro il pubblico di Aeham e con lui cantavano canzoni che parlavano di sofferenza e di speranza, mentre il campo diveniva terra di scontro tra l’esercito siriano e i miliziani fondamentalisti. Quando il suo piano è stato distrutto, Aeham ha continuato a suonare con mezzi di fortuna, nonostante tutto. Alla fine é riuscito a scappare in Germania, dove attualmente vive.

L’ho incontrato in occasione dell’Arbeitsgemeinschaft für Migration und Vielfalt Berlin, dove si è esibito subito prima del discorso del sindaco Michael Müller, cantando una canzone tradizionale siriana e alcuni brani di Mozart e Beethoven. L’ho intervistato in una bella sera di primavera inoltrata, all’aperto, in un clima rilassante e ospitale. Berlino doveva sembrargli, ed era, ben diversa dall’inferno che aveva lasciato.

Ciao Aheam, dove sei nato?

Sono nato in Siria, ma mio nonno era palestinese, siamo palestinesi nati in Siria. Eravamo rifugiati, in Siria.

Vuoi raccontarci la tua storia?

Ho studiato musica in Siria, prima al conservatorio e poi all’universitá. Ho finito nel 2010. Poi c’è stata la guerra e in quel periodo, all’inizio, ho deciso di suonare per strada, per i bambini. Dopo tre anni, però, è diventato rischiosissimo suonare per strada. La situazione è peggiorata e alla fine sono riuscito a scappare e ad arrivare in Germania. Mia moglie e i miei figli sono ancora in Siria. Sono venuto da solo perché molte persone muoiono in mare, avevo paura per loro.

Perché era pericoloso suonare per strada?

Per via di quelle persone che hanno cominciato a dire che la musica era qualcosa da censurare… che era haram (proibito). E poi c’erano bombe ovunque ed era pericoloso suonare per strada, soprattutto per i bambini.

Cos’è la musica, per te?

La musica è la mia vita. Ho cominciato a suonare a cinque anni, ho studiato musica da quando ero piccolissimo. Non potrei vivere senza.

Ti ho sentito suonare Mozart e Beethoven. Qual è il tuo preferito?

Beethoven. Ho anche vinto il premio Beethoven a Bonn, che poi é la sua cittá natale. Lo amo per come ha cambiato la musica e per l’energia che riescono a comunicare le sue composizioni. É straordinario.

Se pensi al futuro, dove ti vedi?

Vedo il mio futuro e la mia vita in una piccola camera, in una piccola casa, a comporre musica in tranquillità. Ho bisogno di essere al sicuro, con mia moglie e i miei due figli.

Ti piacerebbe portarli in Germania?

Sì, certamente.

Tu come sei stato accolto?

Molto bene, tante persone mi sostengono e supportano la mia passione per la musica, condividendo i miei video e permettendomi di suonare sempre di più. Qui in Germania sto tenendo tanti concerti.

Potete supportare Aeham ed essere aggiornati sui suoi concerti e sulle iniziative in cui è coinvolto visitando la sua fanpage ufficiale.

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