Addio al più antico bar gay di Berlino, lo Schoppenstube

10 April 2013

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schoppenstube

Dopo 50 anni di attività, chiuderà la prossima estate il più antico bar gay della capitale tedesca, lo “Schoppenstube”. La decisione presa dal suo proprietario fa notizia, perché il “die Schoppe” ha rappresentato il centro più importante della scena gay sotto la DDR.

Nato nel 1923 come wine bar, con una vera cantina di botti, fu riaperto nel 1963 dalla Handelsorganisation (HO), una società per azioni di proprietà statale fondata nel 1948 dalla DDR e divisa in settori quali industria, alimentari, ristoranti, centri commerciali e alberghi.

In qualche modo, lo “Schoppenstube” ha superato e resistito a tutti i sistemi ed i cambiamenti a cui la storia ha sottoposto Berlino. Qualche anno più tardi, il pub ha visto cambiare la sua clientela, composta ormai soltanto da omosessuali decisi a spostare il loro centro dalla vetrina della DDR qual era Friedrichstraße, a Prenzlauer Berg.

Dal 1980 il suo proprietario è Wolfhard Zehe, che si è visto recitare il ruolo di barman all’interno del suo stesso locale nel pluripremiato film “Coming Out” del regista Heiner Carow, vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale del 1990 e girato interamente nell’allora Berlino-Est.

Una cartolina degli anni '80 dello "Schoppenstube"

Una cartolina degli anni ’80 dello “Schoppenstube”

Il locale di Schönhauser Allee 44 ha fatto storia, passando da semplice pub, con cantina trasformata in mini-discoteca nel weekend, a vero luogo di culto per la scena gay berlinese. Wolfhard Zehe, che nel corso degli anni è stato prima barman poi anche chef, ha oggi 68 anni e sopporta la fine della sua avventura con grande forza d’animo. “Non posso avere ospiti per sempre” – ha dichiarato, spiegando la decisione di cessare l’attività.

La piccola stanza buia, arredata con mobili degli anni ’80, non è più il caldo bar gay sempre affollato, ma un pub accogliente per ricordare sentimentalmente il passato. Anche negli Novanta, Zehe tentò di adattarsi alla cultura gay occidentale, fatta di cinema porno e saune per omosessuali, trasformando la sala biliardo in una dark room, ma nessuno ne faceva uso. Il “die Schoppe” non venne mai visto come un luogo per “incontri fugaci”, ma un microcosmo dove conoscersi e chiacchierare.

Così è arrivato il momento, per Wolfhard Zehe e per il suo gay-pub citato nelle guide turistiche, di dire addio, con un po’ di nostalgia per i tempi che furono.

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