Povera ma sexy. 90: la paura

9 January 2017

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paura

* di Nora Cavaccini

E poi una sera si sente ancora più freddo di così.
Che non è solo l’aria dell’inverno che avanza ma qualcosa dentro, che si è ghiacciata d’un tratto e con essa le parole, strozzate in gola peggio di sassi.
La città stessa è ammutolita; ci si risveglia nell’afasia.
Alle 8 e 27, il treno regionale RB21 si ferma come tutti i giorni allo Zoo.
Sosta due minuti e tanto basta, oggi, per assistere al lento reclinare delle teste dei passeggeri, intenti a guardare qualcosa là infondo, oltre i binari.
C’è il mercatino, ci sono le camionette della polizia e i profili delle due chiese: la “cipria e il rossetto”, come la chiamano i berlinesi.
Non si saprebbe dire se la luce fuori è bianca o grigia; gli edifici emergono dalla nebbia con la loro architettura schietta e morale e spira il silenzio di tutta una vita; che poi è quello della morte.
Quando il treno riparte, ciascun passeggero si volge nuovamente a guardare.
Non il vicino, no, ma la processione di immagini e di emozioni che si sente agitare dentro. Gli occhi si fanno piccoli e ciechi come quelli dei ragni e sembra di riscoprirsi legati alla città da un rapporto intenso, come quello tra l’utero e l’embrione.
Si rimane zitti per un po’.
Di contro al lento movimento dell’animo, che se ne sta rannicchiato e ferito per giorni, simile a una cicala muta nascosta all’estremità di un ramo avvizzito, corre veloce tutto il mondo là fuori.

Attentato. Pakistano. Sì. No. Camion. Stai bene? Berlino. Sta bene lei? e loro? Ma tanto. Era all’Ovest. Sì. No. 9. 12. Lo si aspettava. C’è stato. Dicono. Facebook vuole sapere. La conoscevi? Sì. No.
E via dicendo, a pochi giorni dal Santo Natale.
Poco importa il portarsi appresso quel sentimento.
Svanirà, verrà inglobato in una conversazione natalizia delle tante, davanti ai tortellini in brodo, ai gamberoni, dileguerà nella luce meridiana una volta arrivati in Italia e la paura stessa non sarà altro che un numero – 90 – da estrarre dal sacchetto della tombola per fare una cinquina.

Forse è giusto così.
Tornerà l’ostinazione alla vita e la voglia di difenderla per come è.
Anche in nome di tutti gli altri.



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